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sabato 6 gennaio 2018

Marina Ripa di Meana





Ed anche lei non c’è ormai più.
Ieri sera quando ho sentito la notizia della sua morte sono rimasta impietrita. Ed avvolta nella sua memoria  ho cominciato a ricordarmi della sua intelligente schiettezza e della sua onestà e autenticità.
Ho letto passi della sua vita e dei suoi amori, che molti giornali ripercorrevano. E più volte, ricordando i gesti generosi e galanti, ne ha sottolineato la mancanza di uomini di tale genere: avevano stile, buon gusto, cultura, educazione ed erano garbatamente diretti.
Era una donna bellissima, la più bella secondo Gianni Agnelli, e di donne ne era un estimatore.
Era davvero bellissima anche quando si infervorava per le sue degnissime battaglie, che sposo tutte.
Ho provato ammirazione quando nuda è apparsa su tutti i muri delle città, stupendo i ben pensanti che invece della causa pensavano “ma che si mette a fare!?”
Con superficialità l’hanno sempre giudicata, lei che mai è stata superficiale e mai è stata una persona che ha usato il metro quando era con le persone.
Le bastava che fossero intelligenti ed ovviamente cortesi.
È stata il simbolo della donna libera ed indipendente, che si è sempre tirata in piedi ogni volta che cadeva. E di cadute ne ha avute non poche. Uomini e figlia, ma lei non ha mollato mai. O quasi mai, perché davanti al tumore voleva abbattersi, ma anche in questa vicenda è stata capace di rimettersi in piedi e di urlare al mondo di curarsi e di farsi guidare da persone serie e di non correre dietro ai ciarlatani, che in tutti i campi sono troppi.
È stata dignitosa sempre, anche quando le cure la facevano soffrire e sfiorire.
È stata una persona perbene come non ve ne sono più.
Mi saprebbe piaciuta conoscerla, ma con timore reverenziale le avrei voluto dire “Grazie per le meravigliose battaglie e per il coraggio di essere autentica!”


venerdì 6 ottobre 2017

Milano ti amo



Milano ti amo sono delle parole che mi porto dentro da anni.
E sono legate ad un uomo con il quale ho avuto una lunga relazione d’amore e soprattutto di sesso.
Lui era ed è un milanese doc, che per puro caso ho conosciuto.
L’artefice di tutto è stata una mia cara amica, che ben conoscendo me e lui, aveva deciso di farci conoscere. E non voleva un incontro combinato e nemmeno al buio.
Desiderava vedere se scattava una certa alchimia magari semplicemente parlando.
Ed era scattata.
Era accaduto ad una cena in cui la mia cara amica presentava la nuova edizione del suo giornale.
L’evento era stato organizzato presso la villa di un suo conoscente che in giardino aveva sistemato i tavoli. Ed in uno di quei tavoli era avvenuto l’incontro: ci aveva fatto sedere vicino.
Non sapevo nulla di questo incontro combinato, ma lui aveva avuto una vaga informazione:
“Ti voglio far conoscere la donna che fa per te!”
Tutto qua.
Nessuna descrizione di me e del mio lavoro. Voleva che mi scoprisse e voleva proteggermi in qualche modo da un uomo che amava molto le donne ed il sesso.
Quella sera avevamo scambiato alcune chiacchiere in merito alla nuova rivista, che entrambe avevamo trovato molto più interessante e con approfondimenti sulle donne nel lavoro.

E nel salutarci mi aveva invitato a rivederci a pranzo l’indomani presso L’Uccellina.
Gli rispondo che non so se sarei riuscita a liberarmi di un impegno che avevo preso in precedenza.
Mi dice che mi aspetterà!
Ed il giorno dopo, alle 13.30 mi presento all’appuntamento. 
Lui era già seduto al tavolo e appena mi sente arrivare, si alza e mi accompagna al mio posto.
E mi porge una lettera che apro e leggo tali parole:

“Oggi ci vorrebbe una luce soffusa, lenzuola fresche e tanto sudore da assaporare!”

Sorrido e lo guardo ammirata, perché ha saputo cogliere nel segno e captare il mio desiderio: lui.

sabato 3 giugno 2017

Chi non ama i regali



Alzi la mano chi non ama ricevere regali.
Nessuno.
Deduco che tutte e tutti amiamo ricevere regali.
Ora vi racconto una mia breve esperienza con un uomo tirchio in tutti i sensi, ma per questa volta citerò la sua caratteristica di essere stato pidocchioso con me.
In passato, ho avuto una relazione con un uomo, che mi sognava con indosso dell’intimo molto seducente e femminile: reggiseno, reggicalze, calze con la riga, scarpe a spillo e slip buttato in terra. Mi facevo trovare da lui, in stanza, sempre con indosso qualcosa di diverso e molto accattivante.
Lui sognava ed io eseguivo.
Solo che un giorno, mentre mi stavo preparando, mi sono soffermata davanti allo specchio e mi sono detta che così non si poteva andare avanti. E che meritavo di essere corteggiata e coccolata, evitando da quella volta in poi di eseguire ed allargare le gambe per un uomo che si sarebbe rivelato tirchio e banale oltremisura.
Scopava da dio, ma a me non bastava, perché di uomini così se ne trovano a frotte (care mie, guardatevi sempre attorno quando avvertite di non sentirvi bene in una relazione).
Quindi avevo deciso di chiudere i rubinetti. Non solo per quel che riguardava l’intimo, ma anche il precipitarmi ad ascoltare le sue lunghe lamentazioni sulla sua ex moglie, che ora viveva con un altro a cui si concedeva oltre misura. E lui a disperarsi perché a lui non aveva mai fatto un pompino e dato il culo. Lo consolavo e davo delle spiegazioni attingendo dalle mie conoscenze di psicologia e di saggezza, perdendo tempo e stancandomi per i ragionamenti fatti, ovviamente sperando che la cosa dettasse a mio favore e lui si mettesse quindi a cercarmi e volermi nella sua quotidianità.
Invece nulla.  
Allora la frase di Roberto Gervaso, “Una donna vi dà più di quel che le chiedete, prima o poi vi chiederà più di quel che sarete disposti a darle” era diventata il mio risveglio e la mia vendetta.
Avevo capito che avevo dato tanto in questa relazione ed in cambio ricevuto solo delle molliche di pane raffermo.
Era quindi giunto il momento di centellinare presenza e disponibilità.
Mi aveva anche fatto passare la voglia di scopare. Quindi ogni volta che cominciava con i suoi inviti, in cui solitamente raccontava come mi voleva sbattere, inventavo sempre una scusa: avevo il ciclo, una riunione urgente, un nuovo staff da conoscere e coordinare, dovevo consegnare sempre una relazione importante.
Fino a che lui, che aveva la caratteristica di dileguarsi nei week end perché doveva stare solo coi figli, che secondo lui stavano soffrendo (in verità, stavano bene perché non vivevano più con due che si odiavano) e non aveva il tempo per scrivermi o chiamarmi, aveva cominciato ad inviarmi messaggi per vedere se ero viva e rispondessi a tono alle sue battute. Rispondevo a volte sì, ma senza andare oltre uno star bene o sto lavorando.
Aveva anche cominciato a riempirmi di attenzioni, quindi mi invitata a pranzo, mi regalava intimo e scarpe, mi telefonava anche dopo cena. Insomma pareva che stesse facendo qualsiasi cosa per tenermi buona. Ovviamente sapevo che sarebbero finite presto tutte le sue attenzioni perché non erano una sua caratteristica.
Ed aspettavo buona buona, il momento in cui avrebbe ripreso a  comportarsi come sempre. Ed in quel momento ho cominciato a chiedere sempre di più, fino a sfiancarlo e nel frattempo stavo preparando la mia uscita definitiva dalla sua vita.
Memore della mia confessione davanti allo specchio, avevo preferito la dignità e cercarmi un altro uomo, capace di slanci di attenzioni, di leggermi delle poesie, di spontaneità e di non star lì a farsi dire come deve comportarsi con me e con le altre. Soprattutto doveva aver chiuso con le storie precedenti.

TANTO TEMPO FA

Tanto tempo fa, quando non c’era mio marito nella mia vita, nel mio letto ed a leccarmi la figa ed io a fargli venire la voglia di cav...