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lunedì 2 aprile 2018

L'incontro


Ci si mette delle volte il fato a far incontrare due persone, che si sono sempre cercate ed immaginate mille volte, che dico…miliardi di volte.
L’uno davanti all’altra apriranno il proprio cuore e la propria mente, che consentirà di unirsi in un’intimità composta da ascolto, sintonia, empatia, vibrazioni e scambio di idee e fantasie.
Si renderanno a poco a poco conto che la vita di ognuno sta mutando, e se ne compiacciono con gioia, perché dentro di loro hanno sempre vissuto il desiderio di dirsi “nulla sarà mai più come prima.”
Ed è piacevole essere consapevoli che la propria dolce metà fa venire i brividi senza neanche sfiorare, facendo raggiungere con la mente una parte di voi che nessuno aveva ancora violato.
Qualcuno pensa che sia difficile restare coi piedi per terra, ma se si è deciso di far volare in alto le proprie fantasie, significa che si è pronti anche a godere di ogni momento ed in ogni modo.
Il che comporta anche il farsi anche possedere e penetrare; farsi anche spompare e svuotare come se l’altro oltre che possedersi vuole anche dimostrare che non si può fermare o tentennare davanti a tanta passione.
E qui apro un inciso: evitate come la puzza di merda chi si affatica e ad un certa ora si mette a dormire. La passione non conosce limiti e stanchezza.
E poi ci sono dei pensieri su quanti sono stati i suoi amori e quanti di questi corrisposti e quanti no, quanti solo amori di letto e umori che si sono congiunti e sparsi che hanno richiesto un bel cambio di lenzuola (qualora sia accaduto in un letto!).
Di sicuro ognuno ha contribuito a generare la persona che si ha davanti.
E poi ci sono anche quelli che amano plasmare la relazione, dargli dei contorni imperfetti e dall’odore inconfondibile.
Bisogna, prima di tutto ciò capire che è giunto il momento di mollare le armi ed uscire dalla propria gabbia mentale (le seghe mentale sono controproducenti!) per assaporare una pazzia che vale la pena di vivere.

venerdì 19 gennaio 2018

Diventare grandi



Mi sono sempre posta una domanda: “Diventare grandi cosa significa?”
Alla fine, cercando di non pensare troppo, perché a tutto non c’è una risposta unica, mi sono affezionata alla tale risposta: “Diventare grandi significa avere una mente aperta, che genera cambiamento”.
D’altra parte una mente chiusa subisce i mutamenti che qualcuno ha deciso per noi, e che alla fine ci hanno anestetizzato.
Si sa però che dall’anestesia ci si sveglia ed ancora assonnati e storditi si comincia alle proprie mosse future.
Sicuramente occorre, oltre al destarsi, anche avere una mente aperta (ci si allena per averla, un po’ come avviene per scolpire gli addominali ed avere un punto vita invidiabile).

Perché punto alla mente aperta?
Una mente aperta ci consente di attrarre la fortuna, che ha un ruolo importante ed è legata alle opportunità che ci stiamo preparando ad avere. In poche parole, la fortuna la creiamo noi, pensando positivamente ed allontanando da noi tutte quello che ci potrebbe ledere, ed impedire, quindi di incamminarci (pensate alla Legge d’Attrazione).
Tra le prime avvisaglie del bisogno di cambiamento c’è la necessità di fermarsi, perché ci si rende conto che c’è qualcosa che non va nella propria quotidianità e nella propria vita: ci sono, senza alcun dubbio, troppe zavorre.
Non bloccate, a questo punto, i pensieri scomodi, ma lasciateli finalmente emergere e fluire. E vedete con buona pace cosa andranno a produrre. Ovviamente nulla che non vi appartenga, ma di certo qualcosa che siete andati ad assopire con il tempo.
Nel risvegliarla, saremo sorpresi di scoprire quanto siamo stati in grado di fare per assopirci, da dove siamo scappati e soprattutto ci scopriremo.
Tutto questo non è indubbiamente facile, ma non impossibile.
Ci vuole responsabilità verso di noi, un’ottima capacità di confessarci che è il caso, ora o mai più, di diventare grandi, di diventare noi, perché solo noi possiamo decidere per noi.
Tenete sempre a mente, anche nei momenti in cui si sentiti scoraggiati:

Sei responsabile, e non colpevole.

Non sei colpevole se non sei come gli altri ti vorrebbero.
Non sei colpevole se non scegli ciò che gli altri vorrebbero per te.
Non sei colpevole se vai per la tua strada.

Sei colpevole solo se non lo farai.
Sii responsabile.

Dovete sapere che potete avvicinarvi al cambiamento senza temerlo (e questo i più esperti lo dicono sempre); difatti, dobbiamo essere fieri/e di noi delle azioni e dei risultati che ci stanno avvicinando al cambio di muta.
Per giungere a fare il primo passo dobbiamo prendere la nostra vita come se fosse un libro (spero che siate dei lettori/lettrici). Esploratelo ed odorarlo in tutte le sue forme, e cercate cosa vi ha ostacolato.
Non temete le risposte, perché non dovete in nessun modo mentirvi.
Da lì cominciate il vostro cammino.
Incamminatevi e se qualcuno vuole ancora impedirvelo, allontanatelo.
Ricordate l’invito ad allontanare le persone negative?
Bene! Vale anche in questo caso.
Imparate a sognare in grande.

martedì 16 gennaio 2018

Pompare una escort di lusso






Non so voi, ma a me piace scoparmi le escort di lusso.
Lavoro da una vita nella mia società. O meglio nella mia società di mio padre, che da giovane aveva avuto l’intuizione di vendere vino a tutti i ristoranti della mia città (che per privacy non voglio menzionare).
Lavoro piacevolmente con persone affabili ed eleganti, con cui il piacere della conversazione si mescola piacevolmente alla degustazione del vino e del buon cibo sapientemente preparato dai migliori cuochi del mondo, che preparano i menù per gli eventi del settore, a cui non manco mai.



Questo è l'incipit del mio nuovo racconto.
Se vuoi avere la possibilità leggerlo ti invito qui

venerdì 17 novembre 2017

La violenza sulle donne è una violenza sulla società




Recentemente mi sono imbattuta nella lettura dei dati di alcuni Stati d’Europa relativi alle denunce in caso di violenza perpetrata nei confronti di una donna, e mi fa piacere farvene conoscere alcuni: ad esempio in Danimarca è del 52%; in Finlandia del 47%; in Svezia del 46%; in Italia del 27%; in Austria del 20%; Polonia del 19%.
Il nostro 27% va ad evidenziare che non vi è molta cultura nella denuncia perché manca fiducia verso le istituzioni, che in alcuni casi si è mostrata poco propensa a fare il proprio dovere (mi sto riferendo, in particolare, a quelle denunce rimaste inascoltate e che hanno condotto alla morte di molte donne).
La vittima si sente in colpa e si vergogna e ha paura di essere esclusa dalla famiglia, dagli amici e da quello che si può definire il suo “gruppo” di appartenenza. E poi c’è il coping, ossia quella dissonanza cognitiva, che Erik Erickon aveva così definito:
«come uno stato di mancanza di coerenza tra le opinioni, le credenze, le emozioni e i comportamenti di un individuo: quando si presenta un conflitto tra pensieri, emozioni o comportamento, quelli in conflitto tenderanno a cambiare per minimizzare la contraddizione e il disagio che ne deriva».
 Sottolineo anche quando sia poco propenso lo Stato a finanziare i centri anti-violenza come DiRe ed altri, che non solo accolgono le vittime ma danno quel supporto necessario per aiutarle a superare problemi fisici e psicologici, danni questi legati al trauma subito e che le prende in ostaggio e rende la loro esistenza devastata e priva di fiducia verso il prossimo, per non parlare delle difficoltà relazionali che potrebbero andare a nascere.
Per fortuna nostra, di donne e uomini, e delle persone che lavorano nei centri anti-violenza la letteratura scientifica ha elogiato il loro lavoro perché sanno offrire validi supporti e protezione per le vittime. Si tratta, a tal proposito di strategie e politiche d’intervento diffuse a livello internazionale ed ovviamente possono e devono variare a seconda del caso, della nazionalità, della cultura e se la vittima è una donna, un uomo od un bambino.
 È un impegno costante che richiede studi ed approfondimenti, ma anche molta determinazione.
Molte sono state le ricerche nate per conoscere e far conoscere quali sono gli interventi per salvare la vittima e non farle ripercorrere i medesimi passi; può capitare se non si decide di analizzare il proprio vissuto. Ricadere è più facile di quanto si possa immaginare, anche quando sono convinte di non avere una relazione con un orco.
C’è da sottolineare che non tutte le vittime sono consapevoli di quanto avviene nella propria vita; difatti, solo l’11% delle donne denuncia la violenza, poco meno del 5% si rivolgono ai centri anti-violenza e poi c’è una bella fetta di donne che resta in silenzio, dati allarmanti, ma che stanno salendo, e questo è un bene per l’intera società che deve vivere di esempi sani e forti, oltre che di situazioni il meno pericolose possibile.
E non crediate che sia così semplice denunciare una violenza, accaduta, oggi, ieri, una settimana fa, mesi fa, anni fa, dovete capire che la vittima si sente congelata (sensazione definita freezing in psicologia) e nasce dal terrore, dal sentirsi impotente, bloccata, il tutto nato proprio vivendo con una persona che per anni l’ha portata ad annientarsi e a non esistere nella sua individualità.





TANTO TEMPO FA

Tanto tempo fa, quando non c’era mio marito nella mia vita, nel mio letto ed a leccarmi la figa ed io a fargli venire la voglia di cav...